VITIGNI RARI: 5 VARIETÀ RISCOPERTE CHE NON PUOI NON CONOSCERE

di Cristian
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Se c’è un argomento che suscita sempre la mia curiosità e massima attenzione è quello che riguarda i vitigni riscoperti.

L’Italia ha il patrimonio ampelografico più variegato di ogni altra nazione; ogni regione (e con ogni intendo ognuna delle 20 regioni italiane) possiede una varietà di vitigni autoctoni impensabile e non riscontrabile in nessuna altre parte del mondo.

Le varietà di uva che compongono questo sconfinato patrimonio raccontano, ognuna, una storia lunga e un territorio; ma soprattutto raccontano una storia, a loro modo, di resilienza.

In questo primo quarto di secolo abbiamo visto ‘rinascere’ (nel vero senso della parola) una quantità di vitigni che, fino a poco tempo fa, erano relegati nei libri dell’ampelografia storica; quelli, per intenderci, scritti da personalità importanti come il di Rovasenda o Dalmasso, vissute a cavallo tra Ottocento e Novecento.

In questo articolo ne ho scelti 5 che, a mio parere, rappresentano al meglio questo nuovo capitolo della viticoltura italiana; 5 vitigni per 5 regioni che in questi ultimi anni si stanno impegnando a promuovere una maggiore consapevolezza circa quello che è il proprio passato enologico.

Andiamoli a scoprire!

Timorasso (Piemonte)

Originario dei Colli Tortonesi, il Timorasso è un vitigno a bacca bianca che stava per scomparire fino alla sua riscoperta negli anni ’80, grazie al lavoro di alcuni produttori visionari; oggi è considerato uno dei bianchi più interessanti d’Italia, grazie alla sua struttura complessa, alla capacità di invecchiamento e alle note minerali e agrumate che lo caratterizzano.

Il Timorasso si distingue per una spiccata sapidità e un’evoluzione straordinaria nel tempo, passando da freschi sentori floreali e agrumati a note più complesse di miele, frutta secca e idrocarburi con l’invecchiamento. È un vino che esprime magnificamente il terroir, rendendolo una scelta intrigante per chi cerca bianchi longevi e dal grande carattere.

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Pecorino (Marche – Abruzzo)

Inizio col dire che non mi riferisco al formaggio; questo vitigno a bacca bianca, originario del centro Italia, era stato quasi dimenticato perché poco produttivo. Grazie a vignaioli appassionati, è tornato a splendere con i suoi vini freschi, sapidi e ricchi di aromi di frutta gialla e fiori bianchi.

Il Pecorino è noto per la sua elevata acidità naturale e la capacità di raggiungere una gradazione alcolica importante pur mantenendo una beva agile e dinamica. Al naso offre profumi di pesca bianca, pera, fiori d’acacia e leggere sfumature erbacee. In bocca colpisce per la struttura e il finale minerale, rendendolo perfetto per l’abbinamento con piatti di pesce, formaggi freschi e cucina asiatica.

Foglia Tonda (Toscana)

Un tempo diffuso nelle campagne toscane, il Foglia Tonda è stato abbandonato a favore di vitigni più noti come il Sangiovese. Grazie a una recente riscoperta, si producono vini rossi intensi e strutturati, con note speziate e fruttate che sorprendono il palato. Questo vitigno si distingue per la sua elevata carica polifenolica, che si traduce in tannini setosi e una buona capacità di invecchiamento.

I vini da Foglia Tonda offrono profumi di amarena, prugna, pepe nero e un leggero sentore di tabacco. Al palato risultano armoniosi, con una bella persistenza e un’ottima freschezza che bilancia la potenza del frutto. È una riscoperta perfetta per chi ama i rossi eleganti ma di carattere.

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Susumaniello (Puglia)

Questo vitigno autoctono pugliese, il cui nome deriva dalla sua antica produttività e dal peso che i grappoli davano alla pianta (come un “somarello” carico), sta tornando alla ribalta. Dà vita a vini rossi intensi, con profumi di frutti rossi maturi e una straordinaria freschezza.

Il Susumaniello è stato per lungo tempo utilizzato solo come uva da taglio per dare colore e struttura, ma oggi alcuni produttori hanno deciso di vinificarlo in purezza, rivelandone la sorprendente eleganza. I suoi vini offrono note di ciliegia nera, mora, spezie dolci e leggere sfumature balsamiche. In bocca è corposo ma agile, con tannini ben integrati e una vivace acidità che lo rende molto versatile negli abbinamenti gastronomici, soprattutto con piatti di carne arrosto e formaggi stagionati.

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Cagnulari (Sardegna)

Il Cagnulari è uno di quei vitigni che raccontano la storia della Sardegna attraverso il vino. È coltivato soprattutto nel nord-ovest dell’isola, tra Sassari e Alghero, dove le vigne si estendono su terreni calcarei e argillosi, accarezzati dai venti del Mediterraneo. Per molto tempo è rimasto nell’ombra, quasi dimenticato, ma oggi sta vivendo una riscoperta grazie a vignaioli che credono nel valore dei vitigni autoctoni.

Le sue origini sono avvolte nel mistero; alcuni pensano che sia stato portato dagli spagnoli durante la dominazione aragonese, e c’è chi lo collega al Graciano della Rioja. Altri, invece, sostengono che sia un vitigno nato e cresciuto in Sardegna, da sempre parte del suo patrimonio enologico. Quale che sia la verità, il Cagnulari ha trovato nella terra sarda la sua espressione più autentica.

Il vino che ne nasce è intenso e ricco di carattere. Nel calice si presenta con un colore rosso rubino profondo, spesso con riflessi violacei. Al naso sprigiona profumi di frutta rossa matura, come prugna e mora, accompagnati da note speziate di pepe nero e liquirizia, e da un sottofondo di erbe mediterranee. Al sorso è corposo, con tannini ben presenti ma mai aggressivi, e un’acidità che gli conferisce freschezza e longevità.

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La riscoperta di questi vitigni è molto più di un fenomeno enologico: è un atto di amore verso la nostra tradizione e un passo fondamentale verso il futuro. Giovani produttori e vignaioli appassionati stanno riportando in vita varietà dimenticate, sperimentando nuove tecniche di vinificazione e dando voce a un patrimonio che rischiava di scomparire.

Dietro ogni bottiglia di questi vini c’è la storia di donne e uomini che hanno creduto nella biodiversità, nella sostenibilità e nel valore della memoria. Non si tratta solo di recuperare il passato, ma di reinterpretarlo con sensibilità moderna, per creare vini autentici, espressivi e pieni di personalità.

Assaggiare un vino da un vitigno riscoperto non è solo un’esperienza di gusto, ma un viaggio attraverso il tempo e la terra, un modo per brindare alla bellezza della nostra storia vitivinicola e alle infinite possibilità che il futuro ha ancora in serbo.

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Puoi scegliere tra l’adozione di un filare in Toscana, Puglia, Piemonte o Maiorca. Un percorso di 12 mesi per scoprire il vino in un modo nuovo: non tra banchi di scuola, ma vivendo la vigna giorno per giorno

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  • L’esame organolettico (le tue bottiglie): ricevi a casa il vino prodotto dal vitigno che hai scelto (Toscana o Puglia). Non solo bottiglie da stappare, ma la prova tangibile di tutto ciò che hai imparato durante l’anno;
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