A LANZAROTE IL VINO NASCE DAL CENTRO DELLA TERRA

di Cristian

A Lanzarote si coltiva la vite partendo da un ingrediente incredibile: la lava vulcanica

È senza dubbio l’elemento che caratterizza di più l’isola di Lanzarote. Già quando si è ancora in volo sopra l’isola in attesa dell’atterraggio ed appena scesi dall’aereo, si può notare una distesa di roccia nera che si apre davanti ai nostri occhi: è la lava vulcanica, fuoriuscita dal centro della terra per sei anni consecutivi, dal 1730 al 1736.

Un lungo periodo che ha modificato la fisionomia dell’isola e ne ha incredibilmente indirizzato scelte che anni dopo avrebbero avuto un notevole impatto nella storia di Lanzarote.

È il caso della viticoltura, la cui pratica è iniziata proprio in seguito alle eruzioni del 1730, quando i campesinos (contadini) dell’epoca hanno visto le loro coltivazioni – perlopiù grano e frumento – distrutte e sommerse da cenere e lapilli. Si è deciso quindi di puntare su un tipo di coltivazione, la vite appunto, fino ad allora poco sfruttata sull’isola, vista l’impossibilità di ricreare le piantagioni di cereali presenti prima di questa catastrofe naturale.

Vigneto di Lanzarote

Questa scelta necessaria si è rivelata, col passare degli anni, vincente, dal momento che oggi uno dei punti di forza dell’isola è proprio il suo vino e la zona dove viene coltivata la vite, La Geria, Ã¨ una delle più visitate.

La LZ-30, la ruta del vino di Lanzarote (non ufficiale), che parte dal villaggio Yaiza e finisce a San Bartolomé attraversando l’area longitudinalmente, è infatti una delle strade del vino più scenografiche, ed è fondamentale per capire la storia di Lanzarote.

Appena si inizia il percorso sulla LZ30 si deve dimenticare tutto quello a cui si è abituati riguardo i metodi di coltivazione della vite: filari, terreni argillosi o sabbiosi, innesti, guyot e alberello -per citarne alcuni- sono concetti letteralmente fuori luogo. Qui la tecnica utilizzata in vigna qui rispecchia fortemente le condizioni del territorio su cui cresce.

La valle della geria con i vigneti - Lanzarote

La prima sensazione che si prova davanti ad uno spettacolo del genere è di stupore ed incredulità.

Sembra davvero impossibile che in presenza di un terreno così difficile, costituito da lapilli (picón in dialetto locale) e cenere vulcanica possa essere coltivata la vite, in modo da crescere e dare i suoi frutti.

Ma impossibile non è, ed infatti alcune “bodegas” (cantine) possono vantarsi di piante vecchie anche duecento anni. A differenza dell’Europa continentale, Lanzarote non ha subito gli effetti devastanti della fillossera di fine Ottocento/primi del Novecento; qui le piante sono allevate senza dover essere innestate sulla radice americana, permettendo loro di raggiungere una notevole longevità.

Muretti a secco a protezione delle viti - Lanzarote

Le difficoltà oggettive di un territorio ostile sono state sconfitte circa tre secoli orsono dall’opera instancabile e si può dire eroica di uomini e donne che, spinti dalla necessità, hanno creato un capolavoro dove la simbiosi tra uomo e natura è un fatto concreto.

Mani che hanno scavato questo terreno impervio fino ad arrivare alla terra fertile, in alcuni casi sepolta sotto due metri di lapilli e frammenti di roccia.

Questo strato che si è depositato sopra la terra fertile e che in principio ha creato così tanti danni all’agricoltura locale, si è dimostrato un utile alleato della vite, considerata la scarsità di pioggia durante l’anno.

Una delle caratteristiche fondamentali del picón infatti è quella di accumulare l’umidità della notte per rilasciarla lentamente durante il giorno, dando così nutrimento alla pianta, e senza lasciare che evapori. Se a tutto ciò si aggiunge uno strato di calcare presente nel sottosuolo che impedisce all’acqua di defluire, si può capire perché qua la vite abbia trovato un luogo dove “invecchiare” felice.

Vigneti a Lanzarote

Ma il capolavoro creato dai campesinos di quei tempi lontani si manifesta quando ci troviamo all’interno ad una vigna.

Una serie sconfinata di coni rovesciati, scavati nel picón, al cui vertice inferiore trova dimora la vite (da una a tre piante per ogni cono), non sorretta da filari ma lasciata crescere rasoterra per proteggerla dai venti costanti.

Come ulteriore protezione, all’imboccatura di ciascun cono viene eretto un muretto a secco, quasi a formare un semicerchio orientato verso la direzione del vento.

A Lanzarote, insomma, sono riusciti a mettere d’accordo una serie di elementi che sembrerebbero sconnessi fra di loro, dando origine ad un prodotto capace di insegnarci che l’uomo e la natura possono viaggiare nella stessa direzione, aiutandosi l’un l’altro, anche quando la partenza non sembra favorevole.

A Lanzarote, trecento anni fa, hanno messo insieme due ingredienti a prima vista incompatibili: la lava e l’uva.

Vigneto di Lanzarote

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