Negli ultimi anni, il mercato dei vini a basso o nullo contenuto alcolico (noti come “no/low alcol” o “NOLO”) ha registrato una crescita significativa, trainata da un cambiamento nelle abitudini di consumo. Sempre più persone, soprattutto tra i giovani, cercano alternative al vino tradizionale, spinte da motivazioni legate alla salute, al benessere e a nuove tendenze di consumo responsabile.
Cosa dice la normativa in Italia
Fino a poco tempo fa, l’Italia aveva un atteggiamento piuttosto rigido nei confronti dei vini dealcolizzati. Tuttavia, nel novembre 2024, il Ministero dell’Agricoltura ha introdotto una normativa che regola la produzione di questi vini nel nostro Paese.
Secondo la legge, un vino con meno dello 0,5% di alcol può essere etichettato come “vino dealcolizzato”, mentre un contenuto alcolico tra 0,5% e 9% rientra nella categoria “vino parzialmente dealcolizzato”. Tuttavia, questi vini non possono essere prodotti nelle zone DOC e IGP, e non è permessa l’aggiunta di acqua o aromi artificiali.
Un’opportunità per le cantine italiane?
Negli ultimi anni, diverse cantine italiane hanno iniziato a investire nel segmento dei vini no/low alcol, riconoscendo il potenziale di questo mercato in espansione.
Alcuni produttori stanno sviluppando prodotti innovativi per rispondere a questa nuova domanda, mentre altri preferiscono mantenere una distinzione netta con il vino tradizionale.
Cantine italiane che investono nel segmento no/low alcol
- Schenk Italia: Ha annunciato l’intenzione di produrre il primo milione di bottiglie di vino dealcolato made in Italy entro il 2026, trasferendo parte della produzione spagnola nella cantina di Ora, in provincia di Bolzano.
- Italian Wine Brands, Argea e Mionetto: Attualmente producono vini dealcolati in Germania, ma stanno valutando la possibilità di avviare la produzione anche in Italia, in seguito alle recenti modifiche normative.
- Cantina Valtidone: Ha riconosciuto la concreta opportunità di business offerta dai vini senza alcol o a bassa gradazione alcolica, mirando a espandere il proprio mercato, soprattutto all’estero.

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Qualità e sfide tecniche
Uno degli ostacoli principali nella produzione di vini no/low alcol è la qualità del prodotto finale. La rimozione dell’alcol comporta cambiamenti nel gusto e nella struttura del vino.
L’alcol, infatti, non solo contribuisce alla percezione di corpo e morbidezza, ma ha anche un ruolo chiave nel trasporto e nella percezione degli aromi. La sua assenza può rendere il vino meno espressivo e squilibrato.
Per ovviare a questo problema, alcuni produttori adottano tecniche di produzione alternative, come l’aggiunta di mosto d’uva concentrato per migliorare la rotondità del vino e compensare la perdita di struttura (Forbes.it).
Tuttavia, la normativa europea vieta l’aumento del tenore zuccherino del mosto destinato alla produzione di vini dealcolizzati, rendendo questa pratica non sempre applicabile.
Il mercato internazionale
Se in Italia il fenomeno è ancora agli inizi, all’estero il settore no/low alcol è in piena espansione. Paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Germania sono all’avanguardia in questa tendenza, con una domanda in costante aumento e un’ampia gamma di prodotti innovativi introdotti sul mercato.
Stati Uniti
Negli Stati Uniti, il mercato delle bevande no/low alcol è valutato oltre 1,8 miliardi di dollari e ha registrato una crescita annua composta (CAGR) del 25% tra il 2019 e il 2023. Le previsioni indicano un ulteriore incremento del 15% annuo fino al 2027. Questa crescita è particolarmente evidente tra i consumatori più giovani, che mostrano una maggiore propensione verso il consumo moderato di alcol.
Regno Unito
Nel Regno Unito, il consumo di bevande no/low alcol è in aumento, con una crescita del 6% in volume per i vini senza alcol nel 2023 rispetto al 2021. Nonostante una flessione generale del 5% nel consumo di vini, le bevande ready-to-drink hanno registrato un aumento del 26% negli ultimi dieci anni, indicando una diversificazione delle preferenze dei consumatori .
Germania
Anche in Germania si osserva una crescente popolarità delle bevande no/low alcol. Il mercato tedesco ha visto un aumento del 6% in volume e del 17% in valore per i vini senza alcol rispetto al 2022. In particolare, gli spumanti dealcolati hanno generato vendite per quasi 60 milioni di euro. Gli spumanti a ridotto contenuto alcolico hanno registrato un incremento del 2% in volume e del 19% in valore, mentre i vini fermi della stessa categoria hanno subito una leggera contrazione.

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Prospettive Globali
A livello globale, il mercato delle bevande no/low alcol ha superato i 12 miliardi di euro, con una crescita del 5% solo nel 2023. Le proiezioni indicano un ulteriore aumento del 6% annuo fino al 2027, con il segmento delle bevande analcoliche che dovrebbe crescere del 7% annuo.
Questa espansione è alimentata da una crescente consapevolezza dei consumatori riguardo ai benefici per la salute associati a un consumo moderato di alcol e dalla domanda di prodotti che offrano gusto e complessità senza gli effetti dell’alcol. Le aziende stanno rispondendo a queste esigenze con innovazioni che mirano a migliorare la qualità e la varietà delle bevande no/low alcol disponibili sul mercato.
Quello che è certo è che il consumo consapevole e la ricerca di alternative più leggere non sono più una nicchia, ma una tendenza destinata a lasciare il segno nel mondo del vino.
E tu, hai mai provato un vino dealcolizzato? Raccontami la tua esperienza nei commenti!

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