IL PORTOGALLO OLTRE IL DOURO: L’ASCESA DEI VINI DELL’ALENTEJO

La perla segreta del Portogallo

di Cristian
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L’Alentejo è il gigante silenzioso del Portogallo. Mi rendo conto che potrei sembrare provocatorio, ma al di là della sua estensione geografica, la sua grandezza rispecchia al meglio le potenzialità di un territorio che è sì poco conosciuto, ma che ha molto da dare in termini enologici.

Mentre il Douro si prende le luci della ribalta con i suoi paesaggi scoscesi, questa vasta regione a sud di Lisbona rappresenta l’anima più selvaggia e onesta della viticoltura lusitana.

Per un appassionato di vino e di paesaggi, l’Alentejo è una terra di orizzonti infiniti, punteggiati da querce da sughero e ulivi secolari, dove il vino non è solo un prodotto agricolo, ma il ritmo stesso della vita.

L’ascesa di questa regione nel panorama internazionale è il risultato di una resistenza culturale.

Nonostante le temperature estive sfidino ogni logica biologica, i vignaioli hanno preservato un patrimonio di vitigni autoctoni come l’Aragonês, il potente Alicante Bouschet e il bianco Antão Vaz.

Ma il vero cuore pulsante dell’identità locale risiede in una tecnica che è un fossile vivente dell’enologia: il Vinho de Talha.

Il vinho de talha: oltre duemila anni di argilla

A differenza dei vini in anfora tornati in voga negli ultimi anni, in Alentejo la vinificazione nei grandi vasi di argilla (le talhas) non si è mai interrotta dai tempi dei Romani.

Le talhas di Adega José de Sousa – photo © portugalbywine.com

Non è una riscoperta, ma un sapere ancestrale passato di generazione in generazione nelle piccole adege domestiche.

La talha alentejana è una macchina termica naturale: l’argilla porosa permette al vino di respirare (micro-ossigenazione), mentre i produttori gestiscono le temperature bagnando l’esterno dei vasi con acqua, sfruttando l’evaporazione per raffreddare il mosto.

Il rito segue tempi scanditi dalla natura: le uve vengono spesso sgranate a mano sulla mesa de ripanço, un tavolo di legno che evita traumi meccanici al frutto.

Una volta nella talha, la fermentazione parte spontaneamente e il vino riposa a contatto con le “madri” (le bucce e i raspi) fino a una data sacra: l’11 novembre, il giorno di San Martino. In questa data si aprono i batoques, i tappi di sughero alla base dei vasi, e il vino esce limpido, filtrato naturalmente dallo strato di vinacce depositatosi sul fondo.

Un profilo sensoriale primordiale

Assaggiare un vinho de talha significa spogliarsi dei pregiudizi enologici moderni.

I bianchi assumono tonalità dorate e profumi di mela cotogna, noci e resina, con una bocca terrosa e sapida.

I rossi colpiscono per la purezza del frutto e una trama tannica setosa, priva delle note vanigliate del legno, che racconta direttamente il suolo e l’argilla.

Coordinate per conoscere il vinho da talha

Per chi vive il territorio con i tempi lenti del lavoro agile, il luogo di pellegrinaggio obbligatorio è Vila de Frades, la “Capitale del Vinho de Talha”.

Qui è possibile visitare realtà che combinano visione moderna e rispetto millenario, ma anche in altri paesi nei dintorni è possibile visitare cantine che hanno fatto di questa tipologia i propri vini di punta.

Gerações da Talha (Vila de Frades)

Situata nel cuore di Vila de Frades, è una tappa obbligatoria. Qui la famiglia di professori e vignaioli mantiene in vita vasi di argilla centenari, offrendo una delle esperienze più autentiche e didattiche sulla tradizione locale.

MAPPA

Adega José de Sousa (Reguengos de Monsaraz)

Di proprietà del gruppo José Maria da Fonseca, questa cantina ospita una delle “cattedrali” delle talhas più spettacolari al mondo, con 114 anfore giganti in uso. È il luogo dove la scala industriale incontra il rito millenario.

MAPPA

Herdade do Rocim (Cuba)

Posizionata tra Vidigueira e Cuba, rappresenta l’ala modernista. La struttura è architettonicamente imponente e i loro vini in anfora sono tra i più premiati a livello internazionale per pulizia e precisione tecnica.

MAPPA

Ervideira (Évora/Reguengos)

Anche se nota per il celebre “Invisível”, Ervideira produce un Vinho de Talha eccellente seguendo il metodo tradizionale. Hanno un wine shop molto comodo proprio nel centro storico di Évora (Rua Cinco de Outubro 56), ideale se stai facendo base in città.

MAPPA

Queste coordinate coprono il triangolo d’oro del vino in anfora (Reguengos, Vidigueira e Cuba).

Se vuoi andare oltre il calice e comprendere le radici profonde di questo rito, la tappa obbligatoria è il Centro Interpretativo do Vinho de Talha a Vila de Frades (MAPPA).

Inaugurato nel giorno di San Martino, questo spazio moderno è molto più di un museo: è un viaggio sensoriale che utilizza la realtà aumentata per guidarvi dai tempi dei Romani fino alle taverne odierne.

Qui, tra profumi di resina e l’eco del Cante Alentejano, scoprirai perché la produzione nelle anfore è oggi candidata a Patrimonio UNESCO.

È il luogo perfetto per dare un contesto scientifico e poetico alle tue degustazioni, rendendo omaggio a una comunità che non ha mai smesso di ascoltare il respiro dell’argilla.

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Pianificare una visita tra i filari richiede spesso tempo, ma portali come Winedering facilitano la scoperta delle realtà vitivinicole locali.

Si tratta di un portale specializzato che raccoglie le migliori wine experience, dai percorsi gourmet alle passeggiate nei vigneti, offrendo un sistema di prenotazione immediato e una panoramica completa su ciò che ogni cantina ha da offrire.

Tra le varie offerte, eccone alcune:




Évora, ideale come quartier generale

Scegliere Évora come base non è solo una mossa logistica strategica, ma un’immersione totale in quella che viene definita la “Città-Museo” del Portogallo.

Capoluogo dell’Alentejo e Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1986, Évora è un intreccio millenario dove ogni angolo racconta una stratificazione storica impressionante: si passa con naturalezza dalle colonne corinzie del Tempio Romano (uno dei monumenti romani meglio conservati della penisola iberica) alle mura medievali che cingono il centro storico.

Ma la vera anima della città si rivela tra i vicoli imbiancati a calce, dove spicca la macabra ma affascinante Capela dos Ossi (Cappella delle Ossa), costruita nel XVII secolo dai frati francescani con i resti di circa 5.000 monaci per ricordare la caducità della vita; un monito che oggi, paradossalmente, spinge a godersi ancora di più ogni calice di vino locale.

Una curiosità che pochi sanno riguarda l’architettura: le case del centro storico sono famose per le loro bordature gialle intorno a finestre e porte; questa non è solo una scelta estetica, in quanto anticamente si credeva che il colore giallo zafferano tenesse lontani gli spiriti maligni e, cosa più pratica, gli insetti.

Oggi quel giallo è il segnale cromatico di una città universitaria vibrante, dove la modernità delle connessioni internet ultra-veloci convive con l’eco del passato.

Fare smart-working da Piazza Giraldo (Praça do Giraldo), il cuore pulsante della città, significa lavorare circondati da arcate rinascimentali, con la consapevolezza che a meno di trenta minuti di auto si trovano le più importanti “cattedrali d’argilla” della regione.

Évora non è solo una sosta; è il luogo dove la storia del Portogallo si siede al tavolo con te, davanti a un piatto di Açorda* e un calice di rosso profondo.

Açorda de marisco

* L’Açorda è uno dei piatti più iconici e poveri della cucina dell’Alentejo, un esempio perfetto di come la tradizione contadina sia riuscita a creare un capolavoro culinario con pochissimi ingredienti. Fondamentalmente, è una zuppa di pane, ma definirla così è riduttivo.

Ecco gli elementi che la compongono e perché è legata indissolubilmente alla cultura del vino di questa regione:

Gli Ingredienti base

  • Pane di grano duro raffermo: tipico dell’Alentejo, dalla crosta spessa e mollica densa;
  • Aglio: pestato nel mortaio insieme al sale grosso;
  • Coriandolo (o Mentuccia): l’erba aromatica che dà il profumo inconfondibile e il colore verde;
  • Olio Extravergine d’Oliva: deve essere di altissima qualità, perché è il grasso che lega tutto;
  • Acqua bollente: versata sopra il composto per sprigionare gli aromi.

Possiamo dividerla sostanzialmente in tre grandi famiglie:

  • Açorda à Alentejana (la versione liquida): È quella “classica” dell’interno, che mangeresti a Évora. È essenzialmente un’infusione aromatica;
  • Açorda de Marisco o de Peixe (più densa): è la versione di pesce, anche baccalà o frutti di mare, che trovi sulla costa (come a Ericeira o Santiago do Cacém);
  • Migas (la “cugina” asciutta): sono la versione fritta o saltata dell’ Açorda à Alentejana

L’abbinamento perfetto

Con la sua forte componente di aglio e coriandolo, l’Açorda sfida molti vini. Tuttavia, un bianco dell’Alentejo a base di Antão Vaz, magari fermentato in talha, ha la struttura e la sapidità giuste per reggere il confronto.

Mentre la versione con i frutti di mare chiama bianchi atlantici freschi, l’Açorda à Alentejana (quella liquida con aglio e coriandolo) è la prova del nove per i vini di Talha. La mineralità dell’argilla e la struttura di un bianco evoluto dell’Alentejo si sposano perfettamente con l’aggressività gentile dell’aglio e la freschezza del coriandolo.

Le cattedrali d’argilla

Per capire davvero l’Alentejo, bisogna varcare la soglia di quelle che i locali chiamano con orgoglio le “cattedrali d’argilla”.

Entrando in queste cantine storiche, come la spettacolare sala delle 114 anfore di José de Sousa a Reguengos, l’atmosfera muta istantaneamente: il rumore del mondo esterno svanisce, sostituito dal silenzio solenne di file interminabili di talhas giganti.

Non sono semplici contenitori, ma monumenti millenari che arrivano a contenere fino a 2.000 litri di mosto; in questi santuari dell’enologia, la temperatura è regolata dallo spessore delle mura e dal respiro naturale della terracotta, spesso rivestita internamente con la pez (resina di pino e cera d’api) che profuma l’aria di note balsamiche e antiche.

Qui, il vino non viene “fabbricato”, ma attende pazientemente il rito di San Martino, protetto da pareti porose che filtrano il tempo prima ancora dell’uva.

Visitare una cattedrale d’argilla non è un tour enoturistico, è un atto di rispetto verso un’arte che, in questo angolo di mondo, non ha mai accettato di farsi sostituire dall’acciaio.

Scoprire l’Alentejo ci permette di entrare in contatto con un territorio che sta tornando centrale nel turismo del vino, e non solo, portoghese.

Ho avuto modo di apprendere come il Portogallo possa considerarsi una nazione che, dal punto di vista vitivinicolo, sia molto simile all’Italia, dove ogni regione produce vino e può vantare una notevole varietà di vitigni autoctoni.

L’Alentejo rispecchia in pieno questo parallelo, con una storia e una tradizione che valgono sicuramente un viaggio; viaggio che non ti deluderà e che, anzi, ti condurrà dentro ad una regione che ha molto da raccontare.

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