LE RADICI TOSCANE DEL VINO DI DANTE

di Cristian
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Riscoprire le radici vitivinicole di un territorio è il primo passo di un viaggio orientato a riportarle in vita e renderle produttive, in cui ogni azione è pensata per dare un vino che non si fermi al presente ma abbia anche una prospettiva futura e che soprattutto non trascuri quelle che sono le nostre tradizioni passate.

Due ragazzi di Arezzo, Leonardo Bonelli e Daniele Ghinassi, hanno capito l’importanza di questo percorso e dei singoli step che ne conseguono ed hanno fondato Dante Wine, una cantina grazie alla quale una fetta della vitivinicoltura della zona sudorientale della Toscana sta riprendendo vita tra i loro filari.

In questo giovane progetto Leonardo e Daniele riversano tutte le loro energie, orientate alla riscoperta di quella toscanità che oggigiorno è un po’ persa e sottovalutata, ma che grazie a progetti come il loro lentamente sta riemergendo.

I fondatori della Cantina Dante hanno traslato la teoria in azioni concrete ed i loro sogni sono diventati realtà: 13 ettari nella campagna fuori Firenze sono stati impiantati con varietà che rappresentano ciò che di meglio l’ampelografia toscana può offrire: Sangiovese, Ciliegiolo, Pugnitello, Foglia Tonda, Trebbiano e Vermentino.

Ognuno di questi vitigni è stato scelto in base alla risposta che potevano dare le viti in quel determinato terreno ed in quelle condizioni climatiche, e per fare in modo che sia la migliore, non ci si poteva affidare ad altro che non fosse autoctono.

Una scelta, quella di Dante Wine, in netta controtendenza in un contesto come quello attuale in Toscana, ancora largamente dominato da vitigni non autoctoni, i cui vini oltretutto dimostrano l’eccellenza di questo territorio e delle mani che vi lavorano; eccellenza che raggiunge quindi la quasi perfezione se al territorio si abbina il vitigno storicamente vocato.

Una vocazione per le radici toscane della viticoltura che si traduce con un lungo lavoro di ricerca finalizzato alla coltivazione di varietà autoctone particolarmente vocate per quel territorio, conosciute dai nostri avi e via via dimenticate, chissà poi perché.

Le conoscenze in materia agronomica oggi in nostro possesso ci permettono di perfezionare le tecniche e le attività che i vignaioli in passato attuavano in vigna, consentendo ai vitigni “contemporanei” di esprimersi come mai avevano fatto prima.

Un lavoro che non porta a riscoprire solo quello che un tempo veniva coltivato, ma anche il territorio ed il terreno su cui le piante crescevano, ricreando quel binomio perfetto ed inscindibile formato dalla vite e dal contesto geografico a cui esse si erano perfettamente adattate.

Ed una volta stabilito di voler produrre vitigni autoctoni, i fondatori della Cantina Dante hanno scelto la via del monovarietale in purezza; un ulteriore grado di difficoltà si è aggiunto quindi nelle attività svolte in cantina, orientate a creare un vino che sia la reale trasposizione del terroir nella bottiglia e nel calice di chi lo beve.

Il percorso che Leonardo e Daniele hanno intrapreso – questo è il primo anno in cui le bottiglie di Dante sono in commercio – è indirizzato a far comprendere le reali potenzialità di quel binomio di cui si parlava poco fa; una bottiglia ed un vino diventano quindi il modo migliore per creare consapevolezza intorno alle tradizioni locali, in quanto ne sono la più autentica delle trasposizioni.

E per dare un’immagine legata alla toscanità del loro progetto, hanno scelto colui che più nel mondo la rappresenta: il Sommo Poeta, Dante, lui stesso amante del vino toscano come molti dei canti della Divina Commedia testimoniano; proprio alla sua opera maestra sono dedicate le etichette dei vini, ognuna riferita ad un canto dell’Inferno.

Il viaggio che per Dante giungeva “nel mezzo del cammin di nostra vita”, per Leonardo e Daniele, entrambi in anticipo rispetto al Poeta, è appena iniziato e già mostra i contorni di un progetto destinato a durare nel tempo; le scelte che hanno fatto e che fanno quotidianamente, la pazienza con cui affrontano le tempistiche che in natura sono lunghissime, la determinazione che traspare dalle loro parole, il coraggio e la coerenza verso quell’idea che sta alla base di tutto. 

I vini Dante sono dunque l’espressione autentica di un vitigno in quella determinata annata, e sono loro stessi consapevoli del fatto che sarà diversa dalla successiva, da quella dopo ancora e così via; questa è la differenza che genera un valore inestimabile e che li ha spinti fin da subito in questo progetto.

Parlando con Leonardo e Daniele le parole che più frequentemente ritornano sono riscoperta, eccellenza, purezza, tradizione, cultura; termini che rimandano ad un impegno preso non solo nei confronti di se stessi, ma anche e soprattutto di un territorio che ha sete di iniziative nuove e che gli diano respiro, che siano lungimiranti e che lo portino ad palesare tutte le sue potenzialità.

Attenzione per il passato e le tradizioni ma, come dicevamo, anche per il futuro: i vini Dante si possono trovare su Amazon e sul portale WineLivery, dove si può ordinare comodamente una bottiglia da casa che sarà consegnata a domicilio entro trenta minuti.

DEGUSTAZIONE

Durante la nostra visita abbiamo degustato i vini attualmente in commercio, ovvero il Pugnitello, il Ciliegiolo, il Sangiovese, il Foglia Tonda ed il Vin Santo.

Una gamma che si accompagna splendidamente con i piatti della gastronomia tradizionale toscana e che durante la degustazione Daniele ha sapientemente abbinato con affettati, bresaola con ricotta e robiola, crostini con ragù nero, carne cruda battuta al coltello, formaggi semi e stagionati, ravioli ai funghi porcini.

I vini Dante sono eleganti e raffinati, equilibrati nei sapori e nei profumi, ognuno con il suo carattere che lo distingue dall’altro; si può dire che una degustazione dei vini Dante sia il modo migliore per sentire ed intendere le differenze organolettiche tra un vitigno e l’altro.

PUGNITELLO XII (12º Canto dell’Inferno)

Era lo loco ov’ a scender la riva 

venimmo, alpestro e, per quel che v’er’ anco,

tal, ch’ogne vista ne sarebbe schiva.

Il primo della degustazione è un vino figlio di un vitigno presente in Toscana da molto tempo, chiamato così per la forma particolare del grappolo, che rassomiglia ad un piccolo pugno. 

È l’unico dei vini aziendali che non fa legno, ma solo cemento per tre mesi e sei di acciaio; è un vino di colore rosso rubino molto intenso con tonalità violacee, al naso subito si presenta con note di frutta fresca che lasciano spazio successivamente a leggere note erbacee, al palato rivela un gusto pieno, buona acidità e tannini di elevata finezza.

L’abbiamo abbinato con la finocchiona, tipico salume toscano aromatizzato con i semi di finocchio ed il prosciutto crudo stagionato toscano; due piatti che con l’acidità del Pugnitello ben si sposano, senza coprirsi l’uno con l’altro.

CILIEGIOLO V (5º Canto dell’Inferno)

Così discesi del cerchio primaio

giù nel secondo, che men loco cinghia

e tanto più dolor, che punge a guaio.

Il Ciliegiolo è uno dei vini storici della regione, spesso utilizzato in taglio con il Sangiovese. Secondo la filosofia dell’azienda, viene vinificato in purezza dando dei risultati sorprendenti, a testimoniare quanto questa varietà sia ottima anche in solitaria.

La vinificazione e l’affinamento prevedono otto mesi di tonneaux e sei di barrique di secondo passaggio; ne risulta un colore rosso rubino con riflessi violacei, profumi che richiamano la ciliegia (da qui il nome), ma anche più complessi sentori terziari, sapore strutturato e di corpo pieno.

L’abbinamento con i suddetti salumi e con formaggio pecorino di varie stagionature si è rivelato perfetto, la giusta armonia di sapori che si mescolano risultando equilibrati tra di loro.

SANGIOVESE III (3º Canto dell’Inferno)

‘Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Il re dei vini in Toscana, quello attraverso il quale ogni appassionato di vino è passato per assaporare uno dei più caratteristici vitigni autoctoni.

Il Sangiovese di Dante è affinato in botti grandi di rovere che donano al vino un colore rosso rubino quasi granato, sentori di frutta rossa che virano in aromi terziari di spezie, sapore graffiante tipico del Sangiovese in purezza, tannino rotondo e piacevole, lungo e piacevolmente “allappante”.

Abbinamento con i ravioli di ricotta e spinaci conditi con porcini del casentino; ideale il fungo con il Sangiovese, morbidezza e un po’ di ruvidità si contrastano senza sovrapporsi.

FOGLIA TONDA XV (15º Canto dell’Inferno)

Ora cen porta l’un de’ duri margini;

e ‘l fummo del ruscel di sopra aduggia

sì che dal foco salva l’acqua e li argini.

Il nuovo che avanza, il vitigno che rappresenta la rinascita della vitivinicoltura autoctona in Toscana. 

Oggigiorno il Foglia Tonda è tanto raro quanto prezioso, ed i vini ottenuti da questa varietà sono l’emblema della voglia di innovare partendo dal nostro passato; quello di Dante è affinato per sei mesi in botti di rovere, che ne ampliano i profumi ed i sapori, senza risultare dannosi ne coprirne le sfumature.

Al naso è complesso, fine e strutturato, con la frutta matura che evolve in note di spezie come cioccolato e tabacco, mentre in bocca si presenta con una morbidezza vellutata, un corpo notevole ed una ricca alcolicità, tutte caratteristiche che lasciano presupporre un’ottima capacità d’invecchiamento.

Abbinamento con carne cruda battuta al coltello, ottimo, laddove la morbidezza del vino si sposa bene con quella della carne cruda creando un amalgama perfetto.

VIN SANTO XXV (25º Canto dell’Inferno)

Al fine de le sue parole il ladro

le mani alzò con amendue le fiche,

gridando: “Togli, Dio, ch’a te le squadro!”.

Si può dire che il Vin Santo sia l’eccezione che conferma la regola, in quanto il Trebbiano, da cui provengono le uve, è supportato da un pizzico di Malvasia Nera, giusto per conferire quella nota aromatica che viceversa mancherebbe.

Ed infatti il connubio risulta piacevolissimo, colore giallo dorato brillante, profumo di miele e mandorle, ed in bocca una morbidezza e non troppo dolce, utile a non renderlo stucchevole.

L’abbinamento proposto da Daniele ci ha sorprese, in quanto la sua scelta ha virato sui crostini al ragù nero, che sarebbe il patè di fegatini tipicamente toscano; il dolce del vino e l’amarognolo del ragù nero a contrasto sono una delizia, al punto che il boccone chiama il vino senza soluzione di continuità.

VISITE E DEGUSTAZIONE

I vini Dante si possono degustare attualmente presso l’agriturismo il Casotto, in Località Vallebona, nel comune di Chiusi Della Verna in provincia di Arezzo; qui potrete effettuare anche la degustazione in abbinamento alle preparazioni gastronomiche locali, previa prenotazione via email all’indirizzo info@vino-dante.it o compilando questo form.

E se vuoi provarli subito, puoi ordinarli qui!